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BSE

La encefalopatia spongiforme bovina conosciuta anche con il termine di "BSE" (Bovine Spongiform Encephalopathy) o "malattia della mucca pazza" è una malattia neurologica di tipo degenerativo dei bovini ad esito costantemente fatale, rinvenuta per la prima volta in Inghilterra nel 1985 dove si è manifestata in forma epidemica a seguito del consumo da parte di bovini di farine animali contaminate.

Tale malattia rientra nel gruppo delle "encefalopatie spongiformi trasmissibili" definite anche come "TSE" (Transmissible Spongiform Encephalopathies), provocate da agenti non classificabili come virus o batteri.  
Studi sperimentali ed epidemiologici effettuati su tale malattia hanno portato alla luce l'esistenza di un legame tra la BSE e la "nuova variante dellamalattia di Creutzfeldt-Jakob" che ha quindi portato alla ribalta questo gruppo di malattie all'attenzione dell'opinione pubblica mondiale.

La segnalazione dei primi casi di BSE negli animali della specie bovina e le segnalazioni della comparsa di una malattia , nell’uomo, della nuova variante della sindrome di Creutzfeldt-Jacob, diagnosticata per la prima volta nel 1996, ha spinto l’Unione Europea ed il Ministero della Salute ad adottare una serie di misure volte ad eliminare qualsiasi possibile fattore di rischio per il consumatore di carni bovine e di prodotti derivati da dette carni.Secondo il principio di “sicurezza alimentare “integrato, che vada dal “campo alla tavola” le misure sanitarie adottate riguardano :

  • Il settore mangimistico, in particolare il divieto di utilizzazione di farine animali nella alimentazione di tutti i ruminanti(bovini,bufalini, ovini e caprini);
  • il miglioramento del sistema di vigilanza veterinaria permanente negli allevamenti , con obbligo della notifica al servizio veterinario della ASL di qualsiasi comportamento sospetto degli animali riconducibili ad una sintomatologia nervosa;
  • una accurata ispezione ante mortem degli animali condotti al macello e l’effettuazione obbligatoria di tests per la BSE per i bovini al di sopra dei 24 mesi di età;
  • l’eliminazione di tutti gli organi e tessuti bovini che possono costituire materiale a rischio (MRS) specifico BSE nel macello in cui gli animali vengono abbattuti ;
  • la distruzione del MRS mediante incenerimento e coincenerimento ;
  • l’intensificazione della lotta alle macellazioni clandestine svolta in collaborazione con il NAS.

La prevenzione e la tutela del consumatore dai possibili rischi alimentari , lungo tutta la filiera alimentare , nel nostro Paese , viene affidata ai servizi veterinari delle ASL che operano con il coordinamento delle Regioni e del Ministero della Salute. 

INFLUENZA AVIARIA

L’influenza aviaria è una malattia sostenuta da virus influenzali di tipo A appartenenti alla famiglia delle Orthomyxoviridae. In relazione all’attuale sistema di nomenclatura i ceppi virali vengono distinti sulla base delle combinazioni degli antigeni di superficie H (emoagglutinine) ed N (neuroamminidasi).  
La maggior parte dei virus influenzali aviari non provoca sintomi o provoca sintomi attenuati negli uccelli selvatici; tuttavia, il tipo di sintomatologia negli uccelli varia sia in relazione al ceppo virale che al tipo di volatile. L’infezione da alcuni ceppi di virus A ad esempio (ceppi H5 ed H7) può causare epidemie estese ed elevata mortalità tra alcune specie di selvatici e di uccelli domestici, compresi polli e tacchini.

Si distinguono, pertanto, due forme di malattia dei volatili:

  • Influenza aviaria a bassa patogenicità (Low Pathogenic Avian Influenza): la malattia è caratterizzata da sintomi benigni: spesso solo delle piume arruffate o una diminuzione della produzione di uova.
  • Influenza aviaria ad elevata patogenicità (Highly Pathogenic Avian Influenza): praticamente il 100% del pollame malato muore entro breve tempo dall'infezione.

Alcuni uccelli acquatici fungono da serbatoi del virus, ospitandolo nell’intestino anche senza mostrare una sintomatologia evidente ed eliminandolo con le feci. Gli uccelli infetti eliminano il virus con la saliva, con le secrezioni respiratorie e con le feci; il contatto di uccelli suscettibili con questi materiali, o con acqua contaminata da questi, determina la trasmissione dell’infezione; la trasmissione fecale-orale è la modalità di trasmissione più comune.

Il sistema preventivo nazionale per il controllo dell’Influenza aviaria è stato rafforzato a seguito dell’evoluzione della situazione sanitaria relativamente ai casi di infezione da virus dell’Influenza aviaria nel Sud Est asiatico, nonché a seguito del coinvolgimento di alcune aree confinanti al territorio comunitario (Russia, Kazakhstan, Turchia).  
Infatti, già a partire dall’anno 2003 in ambito nazionale le Autorità sanitarie veterinarie hanno effettuato un intenso monitoraggio nelle zone ad alta vocazione avicola, maggiormente a rischio di contagio, estendendo successivamente nel 2004 la sorveglianza a tutto il territorio nazionale.  

Il Piano di monitoraggio per il controllo dell’Influenza aviaria predisposto di concerto con il Centro di referenza per l’Influenza aviaria (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie) e l’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica (INFS) è stato implementato a partire dal 22 settembre u.s. con nota DGVA. VIII/33823 su tutto il territorio nazionale al fine di garantire una sorveglianza regolare sul pollame domestico, con particolare riferimento agli allevamenti all’aperto (free range) ed a management potenzialmente a rischio, nonché sui volatili selvatici.  

La sorveglianza sul selvatico è stata notevolmente intensificata e prevede il controllo delle zone umide del territorio nazionale individuate in base ad un attenta analisi del rischio (ubicazione lungo le rotte migratorie, alta densità di allevamenti di pollame).